Pensionamento

Riforma AVS 2030: cosa potrebbe comportare per gli imprenditori

Il Consiglio federale ha in programma una profonda riforma dell’AVS. Resta ancora molto da definire, ma una cosa è certa: per le PMI potrebbe implicare costi più elevati. In caso di adozione, quali saranno i cambiamenti più importanti?

Posizione Esperto in pensionamento

Pubblicato in data

25 Giugno 2026

Al fine di garantire il finanziamento del primo pilastro dal 2030 al 2040, il Consiglio federale ha recentemente presentato una proposta per la riforma AVS 2030. Il sistema previdenziale deve essere modernizzato e adeguato all’evoluzione demografica e all’invecchiamento della popolazione.

Attualmente il progetto è in fase di consultazione. Molti punti sono ancora in sospeso e il processo politico potrebbe richiedere ancora del tempo. Già oggi, però, si intravede quale direzione potrebbe prendere la riforma prevista e quali conseguenze tangibili le misure potrebbero avere per gli imprenditori. Si pensi, ad esempio, all’aumento dei contributi AVS e alle nuove norme sulla distribuzione dei dividendi. Le PMI dovrebbero tenere presenti, tra l’altro, i punti elencati qui di seguito.

Adeguamento dei contributi AVS

La riforma prevede di allineare l’aliquota contributiva massima dei lavoratori autonomi a quella dei lavoratori dipendenti. In concreto, verrebbe aumentata dall’attuale 8,1 percento ad almeno l’8,7 percento. Con AVS 2030 si intende inoltre adeguare la cosiddetta scala decrescente dei contributi: attualmente, per i lavoratori autonomi con un reddito da lavoro inferiore a 60’500 franchi si applicano aliquote contributive AVS più basse, graduate in base al reddito. Se la riforma venisse adottata, in futuro l’aliquota massima verrebbe applicata già a partire da un reddito di 40’500 franchi.

Riscatti in cassa pensioni: in futuro nessun regime speciale

Attualmente, i lavoratori autonomi possono dedurre dal reddito soggetto ad AVS il 50 percento dei riscatti effettuati nel secondo pilastro. Il Consiglio federale ritiene che ciò costituisca un privilegio eccessivo rispetto ai dipendenti. Pertanto, resteranno deducibili solo i contributi correnti nel 2° pilastro.

Restrizioni relative alla distribuzione dei dividendi

I pagamenti eccessivi sotto forma di dividendi agli azionisti-imprenditori, volti ad aggirare l’obbligo contributivo AVS, dovranno essere limitati. La misura verrebbe applicata alla quota di dividendi che supera il 15 percento del valore fiscale della partecipazione. Il provvedimento interessa le persone con una partecipazione di almeno il dieci percento al capitale sociale o al capitale di base della società. Sono esclusi i pagamenti una tantum, come le eccedenze di liquidazione.

Contributi relativi alle indennità giornaliere per malattia e infortunio

Un’altra misura prevede che, in futuro, le indennità giornaliere in caso di malattia e infortunio siano soggette ai contributi AVS. Questo comporta costi più elevati per le imprese in caso di malattia o infortunio di un collaboratore. I dipendenti percepiranno indennità giornaliere inferiori, ma ridurranno al contempo il rischio di lacune contributive.

Obbligo di segnalazione per le piattaforme

Nel settore dell’economia delle piattaforme, oggi risulta difficile far rispettare l’obbligo di contribuzione all’AVS, in particolare nel caso delle piattaforme con sede all’estero. Per evitare lacune contributive dei dipendenti interessati, gli operatori delle piattaforme dovrebbero essere obbligati a segnalare i propri dipendenti alle autorità preposte alla previdenza sociale.

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