Investimenti
ETF: le nozioni fondamentali
Gli ETF sono vantaggiosi, trasparenti e liquidi. La loro crescente popolarità ha però determinato un costante aumento dell'offerta: gli emittenti lanciano continuamente nuove varianti di prodotto che, spesso, si discostano dall'idea originaria dell'ETF. Per gli investitori diventa quindi sempre più difficile distinguere gli ETF di qualità da quelli meno validi e scegliere il prodotto più adatto alle proprie esigenze.
Posizione Esperto in investimenti
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28 Giugno 2026
Che cos'è un ETF?
L'acronimo ETF sta per Exchange Traded Fund. Acquistando un ETF, l'investitore compra una quota di un indice di borsa, come ad esempio lo SMI, il Dow Jones o il DAX. L'obiettivo di un ETF è replicare il più fedelmente possibile l'andamento dell'indice di riferimento.
Risparmiare e investire in ETF
Scheda informativa
Gli ETF sono strumenti finanziari quotati in borsa e vengono negoziati come le azioni. Possono quindi essere acquistati o venduti in qualsiasi momento durante gli orari di contrattazione. Il loro prezzo varia continuamente nel corso della giornata seguendo l'andamento dell'indice sottostante: se l'indice sale, aumenta anche il valore dell'ETF; se l'indice scende, diminuisce anche il valore dell'ETF.
Gli ETF condividono diverse caratteristiche con i fondi d'investimento tradizionali. Anche in questo caso il capitale viene investito in un paniere di titoli, ad esempio azioni, e chi acquista quote dell'ETF partecipa indirettamente a tutti gli investimenti contenuti nel fondo. In questo modo è possibile ottenere un'ampia diversificazione con semplicità e costi contenuti.
Tra un fondo tradizionale e un ETF esiste tuttavia una differenza fondamentale. I fondi gestiti attivamente cercano di ottenere un rendimento superiore a quello del proprio indice di riferimento acquistando e vendendo titoli. Ciò richiede un'attività di gestione continua, con analisi costanti dei mercati e modifiche periodiche alla composizione del portafoglio.
Decine di studi condotti a livello internazionale dimostrano però che molti fondi gestiti attivamente non riescono a battere il proprio indice di riferimento al netto di tutti i costi. Uno studio di VZ ha inoltre evidenziato che numerosi fondi azionari svizzeri sono in realtà gestiti in modo molto meno attivo di quanto dichiarino, facendo sostenere agli investitori spese inutilmente elevate.
Gli ETF, al contrario, puntano semplicemente a replicare l'indice sottostante in un rapporto 1:1. Non necessitano quindi di una costosa gestione attiva e presentano spese sensibilmente inferiori rispetto ai fondi tradizionali. Per questo motivo vengono spesso definiti fondi passivi o a gestione passiva.
Gli investitori devono essere consapevoli che un ETF segue integralmente le oscillazioni dell'indice sottostante. In linea generale, il suo rendimento corrisponde quindi a quello dell'indice, al netto delle spese applicate. Per questo, la scelta dell’indice rappresenta un elemento decisivo.
Tutti gli ETF azionari distribuiscono agli investitori i dividendi ricevuti dalle società presenti nel portafoglio. Gli ETF a distribuzione versano i dividendi direttamente sul conto dell'investitore, mentre gli ETF ad accumulazione li reinvestono automaticamente.
Video realizzato a settembre 2021
Quali tipi di ETF esistono?
In Svizzera i primi ETF sono stati introdotti nel 2000. Da allora il numero di prodotti disponibili è aumentato costantemente anno dopo anno. Oggi alla Borsa svizzera SIX sono quotati circa 1900 ETF. Se inizialmente questi strumenti replicavano esclusivamente indici azionari, nel tempo l'offerta si è ampliata includendo altre classi d'investimento, come obbligazioni, materie prime e immobili. Oggi sono inoltre disponibili numerosi ETF che seguono strategie d'investimento sostenibili e replicano specifici indici ESG.
Il successo degli ETF ha favorito anche la diffusione di prodotti più complessi, spesso meno trasparenti e generalmente più costosi, che si allontanano dall'idea originaria di replicare fedelmente un indice. Gli ETF short, ad esempio, consentono di puntare su mercati in ribasso, mentre gli ETF a leva mirano a moltiplicare il rendimento giornaliero dell'indice di riferimento.
Scegliere l’ETF giusto
Scheda informativa
Sono sempre più numerosi anche gli ETF che cercano di ottenere risultati migliori rispetto al proprio indice di riferimento. Come avviene per i fondi gestiti attivamente, anche in questo caso il rischio di non riuscire a eguagliare il rendimento dell'indice è elevato, soprattutto a causa dei costi superiori.
Gli ETF attivi applicano infatti spese più elevate rispetto agli ETF tradizionali. Per questo motivo, nel lungo periodo, la maggior parte degli ETF attivi e dei fondi a gestione attiva non genera un rendimento superiore all'indice di riferimento, ma finisce per ottenere risultati inferiori.
L'ampiezza dell'offerta e la crescente complessità dei prodotti rendono sempre più difficile individuare l'ETF più adatto. È consigliabile investire esclusivamente in strumenti di cui si comprendono pienamente il funzionamento e le caratteristiche. Inoltre, poiché i fondi indicizzati sono ormai sempre più accessibili anche agli investitori privati, è opportuno valutare caso per caso se sia preferibile scegliere un ETF oppure un fondo indicizzato. Le differenze tra un fondo indicizzato e un ETF sono descritte più avanti in questo articolo.
Il resoconto bimensile sull’andamento dei mercati finanziari:
Quali sono i vantaggi degli ETF?
Grazie ai costi contenuti, all'elevata liquidità e alla trasparenza, gli ETF rappresentano uno strumento particolarmente indicato per la costruzione del patrimonio nel lungo periodo.
Costi contenuti
L'acquisto e la vendita di un ETF in borsa comportano le normali spese bancarie previste per la negoziazione di titoli, oltre allo spread, ossia la differenza tra il prezzo di acquisto e quello di vendita. A differenza dei fondi d'investimento tradizionali, però, gli ETF non prevedono spese di sottoscrizione né di rimborso. Nei fondi classici tali spese possono arrivare fino al 5 percento dell'importo investito.
I fondi gestiti attivamente applicano generalmente spese di gestione annue comprese tra l'1 e il 2 percento. Gli ETF quotati alla borsa svizzera SIX presentano invece costi decisamente inferiori. Ad esempio, gli ETF che investono in azioni dei mercati sviluppati applicano in media spese di gestione dello 0,22 percento. Il prodotto più conveniente di questa categoria registra addirittura un TER (Total Expense Ratio) pari ad appena lo 0,03 percento. Gli ETF che investono nei mercati emergenti o nelle materie prime risultano leggermente più costosi, con spese medie pari allo 0,37 percento.
Nel lungo periodo, contenere i costi è determinante per il successo di un investimento. Chi investe, ad esempio, 250'000 franchi in fondi gestiti attivamente con un rendimento annuo del 5 percento e spese di gestione dell'1,2 percento potrà riscattare, dopo dieci anni, circa 363'000 franchi. Investendo invece nello stesso periodo in ETF con il medesimo rendimento lordo ma con spese pari allo 0,2 percento, il guadagno aggiuntivo supera i 36'500 franchi. Dopo vent'anni, il valore dell'investimento in ETF risulta superiore di oltre 110'000 franchi rispetto a quello dei fondi gestiti attivamente.
Flessibilità e liquidità elevate
Gli ETF sono, come le azioni, strumenti d’investimento liquidi. Possono essere comprati e venduti durante gli orari di negoziazione della borsa. I cosiddetti market maker garantiscono prezzi di acquisto e di vendita vincolanti. Ogni offerente di ETF necessita di almeno un market maker. Molti emittenti di ETF scelgono di lavorare addirittura con più market maker, per ottenere con i loro ETF una maggiore liquidità nella compravendita.
Grande trasparenza
Gli ETF sono trasparenti. Molti offerenti pubblicano ogni giorno sulla loro pagina web la composizione del loro portafoglio. Per i fondi tradizionali tale procedura viene eseguita solo ogni sei mesi, perché si vuole mantenere segreta la composizione del rispettivo portafoglio.
Sicurezza elevata
Gli ETF, come i fondi tradizionali, sono soggetti alla Legge federale sugli investimenti collettivi di capitale (LICol). La LICol stabilisce che il patrimonio ETF, in caso di insolvenza dell’emittente, è protetto – a favore dell’investitore. Gli investitori in ETF non sono pertanto esposti fondamentalmente al rischio di controparte. Un’eccezione è rappresentata dagli ETF replicati sinteticamente, esposti a tali rischi, seppure in misura limitata.
Ampia diversificazione a costi contenuti
Gli ETF consentono di ottenere una buona diversificazione anche investendo importi relativamente contenuti. Ad esempio, invece di acquistare singolarmente tutte le 20 azioni che compongono lo SMI, è sufficiente acquistare un ETF che replica questo indice per investire contemporaneamente in tutte le società che ne fanno parte. Ciò consente anche di ridurre sensibilmente i costi di transazione.
Le casse pensioni hanno riconosciuto da tempo i vantaggi degli ETF e li utilizzano ampiamente nei propri portafogli. Anche gli investitori privati destinano ormai una quota crescente del proprio patrimonio a questi strumenti. Tuttavia, le analisi di VZ VermögensZentrum mostrano che molte banche continuano a raccomandare gli ETF con una certa cautela. Il motivo è semplice: sui fondi gestiti attivamente e sui prodotti strutturati gli istituti finanziari percepiscono spese sensibilmente più elevate.
Perché i rendimenti degli ETF possono variare?
Molti investitori ritengono che tutti gli ETF e i fondi indicizzati replichino il proprio indice di riferimento in modo perfettamente fedele. Se così fosse, il rendimento del fondo coinciderebbe sempre con quello dell'indice. Nella pratica, però, non è necessariamente così. Prendiamo ad esempio un ETF sullo SMI: il suo andamento può discostarsi da quello dell'indice. Nella maggior parte dei casi questa differenza è riconducibile alle spese applicate dall'ETF o dal fondo indicizzato. Anche altri fattori possono influire sul rendimento, come il domicilio del fondo, con le relative implicazioni fiscali, oppure il metodo utilizzato per replicare l'indice.
Tra ETF che seguono lo stesso indice possono registrarsi differenze di rendimento anche superiori a un punto percentuale all'anno. Il confronto tra tre ETF che replicano lo SLI Total Return Index mostra, ad esempio, che nel 2025 il miglior ETF ha reso lo 0,96 percento in più rispetto al peggiore. Nel 2024 il divario è stato dello 0,92 percento, mentre nel 2022 ha raggiunto l'1,00 percento. Il confronto evidenzia inoltre che, nella maggior parte dei casi, i rendimenti degli ETF sono risultati inferiori, talvolta in misura significativa, rispetto a quelli dell'indice di riferimento. Nel 2025, ad esempio, l'ETF 3 ha sottoperformato il benchmark dell'1,20 percento.
Come vengono tassati gli ETF?
In Svizzera, i dividendi e gli interessi sono soggetti all'imposta sul reddito, mentre il patrimonio investito è assoggettato all'imposta sulla sostanza. Lo stesso principio vale anche per gli ETF, indipendentemente dal fatto che i proventi vengano distribuiti agli investitori oppure reinvestiti automaticamente. Nel caso degli ETF ad accumulazione, i redditi devono essere indicati separatamente, requisito che gli ETF quotati in Svizzera soddisfano generalmente senza difficoltà. I redditi imponibili dei singoli ETF possono essere consultati nel listino dei corsi dell'Amministrazione federale delle contribuzioni.
Per gli investitori rivestono inoltre particolare importanza le imposte alla fonte. Ad esempio, i proventi degli ETF che investono in azioni svizzere sono soggetti all'imposta preventiva del 35 percento. Di conseguenza, agli investitori viene distribuito inizialmente solo il 65 percento dei dividendi lordi. A differenza degli ETF domiciliati all'estero, gli ETF con domicilio in Svizzera possono tuttavia recuperare questa imposta.
Per questo motivo, chi investe in azioni svizzere dovrebbe preferire un ETF domiciliato in Svizzera. Ipotizzando un rendimento da dividendi del 3 percento, un ETF estero può registrare un rendimento inferiore di circa l'1 percento all'anno rispetto a un ETF domiciliato in Svizzera.
Molti altri Paesi applicano imposte alla fonte su interessi e dividendi analoghe all'imposta preventiva svizzera. Nella scelta di un ETF che investe in titoli esteri è quindi opportuno considerare anche il domicilio del fondo, poiché le convenzioni contro la doppia imposizione variano da Paese a Paese. Ad esempio, grazie agli accordi fiscali vigenti, per investire in azioni statunitensi può essere particolarmente vantaggioso scegliere un ETF domiciliato in Irlanda.
Come per le azioni e le obbligazioni, anche sull'acquisto e sulla vendita di ETF la Confederazione riscuote l'imposta di bollo. Si tratta di un costo che incide soprattutto sugli investitori che effettuano frequenti operazioni di compravendita. L'imposta ammonta allo 0,075 percento per gli ETF domiciliati in Svizzera e allo 0,15 percento per quelli domiciliati all'estero.
In che cosa si differenziano gli ETF dai fondi indicizzati?
Per gli investitori privati che intendono adottare una strategia d’investimento passiva, oltre agli ETF sono oggi disponibili anche un numero crescente di fondi indicizzati. Negli ultimi anni, le società di gestione hanno aperto agli investitori privati numerosi fondi indicizzati che in precedenza erano riservati agli investitori istituzionali.
Sia gli ETF che i fondi indicizzati hanno l’obiettivo di replicare un indice nel modo più fedele possibile. Anche sul fronte delle spese di gestione, le differenze tra ETF e fondi indicizzati sono minime: entrambe le soluzioni presentano costi nettamente inferiori rispetto ai fondi a gestione attiva.
La principale differenza tra ETF e fondi indicizzati riguarda la quotazione in borsa. Gli ETF sono fondi negoziati in borsa e possono quindi essere acquistati e venduti in qualsiasi momento durante gli orari di contrattazione. I fondi indicizzati, invece, non sono quotati in borsa. Come avviene per i fondi d’investimento tradizionali a gestione attiva, le operazioni di acquisto e vendita possono essere effettuate soltanto una volta al giorno tramite la società di gestione del fondo.
Chi vuole quindi la massima flessibilità operativa tende a preferire gli ETF. Chi, invece, ritiene sufficiente effettuare transazioni una sola volta al giorno può tranquillamente optare per un fondo indicizzato. In linea generale, comunque, l’offerta di ETF è decisamente più ampia. D’altro canto, a seconda del domicilio fiscale, i fondi indicizzati possono essere soggetti a un’imposta di bollo inferiore rispetto agli ETF. Inoltre, mentre gli ETF possono replicare un indice sia in modo fisico sia sintetico, molti fondi indicizzati consentono esclusivamente la replica fisica dell’indice. Il metodo di replica indica il metodo con cui un fondo passivo riproduce l’andamento dell’indice di riferimento.
Come individuare i migliori ETF
Per individuare gli ETF più adatti alle proprie esigenze, gli investitori dovrebbero adottare un approccio sistematico.
Fase 1: definire la strategia d'investimento
Il fattore più importante per il successo di un investimento è una strategia coerente con gli obiettivi finanziari, l'orizzonte temporale e la capacità e propensione al rischio dell'investitore. La strategia d'investimento determina l'allocazione a lungo termine del patrimonio tra le diverse classi di attivi, come azioni, obbligazioni, immobili e materie prime.
Oggi è possibile implementare un'intera strategia di investimento esclusivamente tramite ETF. Alla Borsa svizzera sono quotati quasi 2000 ETF che consentono di investire in numerose classi di attivi, mercati, settori e valute, garantendo un'ampia diversificazione del portafoglio.
L'utilizzo degli ETF offre diversi vantaggi: costi generalmente contenuti, elevata trasparenza, negoziazione giornaliera e una replica efficiente dell'andamento dei mercati di riferimento. Inoltre, il rischio di ottenere rendimenti significativamente inferiori rispetto all'indice sottostante è generalmente limitato.
Fase 2: scegliere l'indice di riferimento
Gli ETF replicano l'andamento di un indice. Di conseguenza, la scelta dell'indice riveste un'importanza decisiva per il risultato dell'investimento.
Per valutare il potenziale comportamento di un ETF, è opportuno analizzare il rendimento storico e la volatilità dell'indice sottostante su un periodo il più lungo possibile. Sebbene i risultati passati non costituiscano una garanzia per il futuro, possono fornire indicazioni utili sul profilo rischio-rendimento dell'investimento.
Costituire un capitale con un piano di risparmio in ETF
Scheda informativa
È altresì importante comprendere la metodologia di costruzione dell'indice. Molti indici sono ponderati in base alla capitalizzazione di mercato, il che può determinare una significativa concentrazione su pochi titoli. Nel caso dell'SMI e dello SPI, ad esempio, Nestlé, Novartis e Roche rappresentano complessivamente circa la metà dell'indice.
Fase 3: valutare la qualità della replica
Molti investitori ritengono che tutti gli ETF che replicano un determinato indice offrano risultati pressoché identici. In realtà, tra ETF sullo stesso benchmark possono emergere differenze di rendimento anche significative nel corso degli anni.
Per valutare la qualità della replica è opportuno confrontare la performance dell'ETF con quella dell'indice di riferimento. Uno scostamento eccessivo può essere indice di costi elevati o di un processo di replica meno efficiente.
Nel confronto occorre verificare che ETF e indice siano calcolati secondo le stesse modalità, in particolare per quanto riguarda il trattamento dei dividendi. Un confronto corretto deve infatti mettere a confronto un ETF ad accumulazione con un indice total return oppure un ETF a distribuzione con il relativo indice di riferimento.
Fase 4: scegliere il metodo di replica
Il metodo di replica descrive il modo in cui un ETF riproduce l'andamento dell'indice. In linea di principio, si distingue tra replica fisica e replica sintetica. Nel caso della replica fisica, l’ETF investe nei titoli contenuti nell’indice.
La replica sintetica funziona tramite derivati finanziari. È più complessa e meno trasparente rispetto alla replica fisica dell’indice. Tuttavia, alcuni mercati possono essere replicati solo tramite la replica sintetica, in particolare quando i componenti dell’indice sono negoziabili solo in misura limitata.
I rischi associati agli ETF a replica fisica sono spesso considerati inferiori. In determinate circostanze, tuttavia, la replica sintetica può rivelarsi del tutto opportuna. Il tipo di replica più adatto deve quindi essere valutato caso per caso.
Fase 5: confrontare i costi
Uno degli indicatori più utilizzati per valutare i costi di un ETF è il Total Expense Ratio (TER), che comprende le principali spese correnti del fondo, incluse quelle di gestione. Tuttavia, il TER non rappresenta l'intero costo dell'investimento. Alcune componenti, come i costi di negoziazione interni o gli effetti derivanti dal metodo di replica, non sono infatti incluse.
Costituire un capitale con un piano di risparmio in ETF
Scheda informativa
Per questo, l'indicatore più significativo è spesso la differenza tra il rendimento effettivamente realizzato dall'ETF e quello registrato dall'indice di riferimento. Questo scostamento, noto come tracking difference, riflette di fatto l'impatto complessivo di costi ed efficienza gestionale.
Fase 6: ottimizzare fiscalità e costi di negoziazione
Nella selezione di un ETF è opportuno considerare anche il domicilio del fondo. Una struttura fiscale non ottimale può ridurre il rendimento netto dell'investimento, ad esempio a causa delle ritenute fiscali applicate ai dividendi distribuiti nei diversi Paesi.
Anche i costi di acquisto e vendita meritano attenzione. Oltre alle spese bancarie, alle eventuali imposte di bollo e alle commissioni di borsa, occorre considerare lo spread denaro-lettera, ovvero la differenza tra il prezzo di acquisto e il prezzo di vendita di un ETF.
Uno spread ridotto è particolarmente importante per gli investitori che effettuano operazioni frequenti o mantengono l'investimento per periodi relativamente brevi. In generale, le negoziazioni effettuate durante la parte centrale della giornata tendono a beneficiare di spread più contenuti rispetto all'apertura o alla chiusura del mercato. Alla SIX Swiss Exchange gli ETF sono negoziati dal lunedì al venerdì dalle 9.15 alle 17.15.
È inoltre consigliabile negoziare un ETF quando i mercati sottostanti sono aperti. Ad esempio, un ETF che investe in azioni statunitensi dovrebbe preferibilmente essere acquistato o venduto durante gli orari di apertura delle borse americane, poiché in tali fasi il processo di formazione dei prezzi è più efficiente e gli spread tendono a essere inferiori.
Fase 7: trovare l'ETF giusto con la bussola ETF
Con quasi 2000 ETF quotati alla Borsa svizzera, orientarsi nell'offerta disponibile può risultare complesso. Per questo motivo, VZ VermögensZentrum ha sviluppato la bussola ETF, uno strumento che consente di individuare in modo semplice e gratuito gli ETF più adatti alle proprie esigenze. Attraverso diversi criteri di selezione, quali classe di attivi, regione geografica, indice di riferimento o rating VZ, gli investitori possono confrontare rapidamente le alternative disponibili.
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