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Investire passivamente: meglio con ETF, fondi indicizzati o certificati?

Da alcuni anni, gli strumenti d’investimento passivi riscuotono una popolarità sempre maggiore. Ma l’offerta di prodotti è sempre più ampia. Ecco a cosa dovrebbero prestare attenzione gli investitori.

Posizione Esperto in investimenti

Aggiornato in data

24 Giugno 2026

Da alcuni anni, gli strumenti d’investimento passivi riscuotono una popolarità sempre maggiore. È comprensibile: poiché il loro obiettivo è semplicemente replicare un indice di riferimento, possono fare a meno di una gestione costosa. Sono quindi più convenienti dei prodotti attivi. Numerosi studi mostrano inoltre che, al netto dei costi, i gestori di fondi attivi spesso ottengono risultati inferiori al proprio benchmark.

Nell’investimento passivo gli investitori possono scegliere tra fondi quotati in borsa (Exchange Traded Funds, in breve ETF), fondi non quotati (fondi indicizzati) e certificati.

Dal punto di vista dell’investitore, una differenza centrale tra ETF e fondi indicizzati da un lato e certificati dall’altro è la struttura giuridica. I primi costituiscono patrimoni separati: il patrimonio investito è distinto da quello del fornitore del fondo. In caso di insolvenza dell’emittente, l’investitore è quindi protetto dalle pretese dei creditori.

I certificati indicizzati, invece, sono obbligazioni. Se l’emittente diventa insolvente, nel peggiore dei casi l’investitore rischia di perdere l’intero capitale investito, come accadde ad esempio con il fallimento di Lehman Brothers nel 2008. Allora molti certificati della banca persero ogni valore.

Anche tra ETF e fondi indicizzati esistono differenze. Oltre alla quotazione in borsa – i fondi indicizzati di norma non sono quotati – contano anche gli aspetti fiscali. In questo caso il domicilio del fondo svolge un ruolo decisivo. In Svizzera, ad esempio, sul commercio di fondi indicizzati domiciliati in Svizzera non viene prelevata alcuna tassa di bollo se questi sono negoziati direttamente presso il fornitore del fondo. Per gli ETF domiciliati in Svizzera, invece, la tassa di bollo è dovuta. L’investitore dovrebbe essere consapevole che il domicilio del fondo può incidere sul suo rendimento.

Per i certificati, invece, la tassa di bollo dipende anche da ulteriori caratteristiche del prodotto, come l’indice di riferimento.

Per quanto riguarda l’offerta in Svizzera, i fondi indicizzati sono ancora relativamente poco rappresentati per gli investitori privati. Ciò è dovuto soprattutto al fatto che per molto tempo questi prodotti sono stati riservati agli investitori istituzionali. Solo negli ultimi anni i fornitori si sono aperti maggiormente ai piccoli investitori. Anche la varietà dei fondi indicizzati è ancora limitata, poiché replicano soprattutto indici classici.

Gli ETF sono invece relativamente più diversificati e disponibili presso un numero maggiore di fornitori. I certificati, a loro volta, sono meno onerosi da emettere rispetto a ETF e fondi indicizzati. Ciò consente di coprire più facilmente indici di nicchia e temi di tendenza. Di conseguenza, la loro varietà di prodotti è maggiore.

Chi intende attuare una strategia d’investimento con prodotti passivi dovrebbe innanzitutto stabilire quale deve essere la ponderazione target delle classi d’investimento considerate. Inoltre, è consigliabile definire il grado di attività della strategia, ossia se per motivi tattici sia consentito discostarsi dalla ponderazione target e, in caso affermativo, con quale frequenza.

In una fase successiva l’investitore dovrebbe scegliere un indice adatto alle classi d’investimento e al grado di attività. A tal fine è indispensabile familiarizzare con le caratteristiche e l’andamento dell’indice nelle diverse fasi di mercato.

Il contesto di mercato svolge solo un ruolo secondario nella scelta del tipo di prodotto, poiché tutti gli strumenti d’investimento passivi perseguono lo stesso obiettivo: replicare un indice. Tuttavia, a seconda dell’indice, potrebbe essere disponibile soltanto una determinata tipologia di prodotto. Alcuni temi di nicchia, ad esempio, possono essere rappresentati solo tramite certificati.

Se i fondi d’investimento passivi coprono l’indice ricercato e si vuole evitare il rischio emittente, essi sono da preferire ai certificati. Gli investitori possono scegliere tra diversi ETF e fondi indicizzati di vari fornitori. Prima di investire, l’investitore dovrebbe quindi chiarire se desidera poter negoziare durante la giornata o se gli basta acquistare o vendere il fondo una volta al giorno al prezzo di chiusura. Se la negoziabilità infragiornaliera è un requisito imprescindibile, entrano in considerazione solo gli ETF.

Un altro aspetto da considerare nella scelta dello strumento è l’orizzonte di detenzione previsto dalla strategia d’investimento. In caso di lunga durata di detenzione (ad es. strategia buy-and-hold), la selezione del prodotto si concentra soprattutto sui costi di gestione e sulla differenza di rendimento rispetto all’indice. In caso di breve durata di detenzione con molte operazioni tattiche, invece, assumono maggiore importanza le oscillazioni di tale differenza e le commissioni di negoziazione per l’acquisto e la vendita. In entrambi i casi, a seconda della qualità del singolo prodotto, possono essere adatti ETF, fondi indicizzati o certificati.

Non è possibile stabilire in modo generale quale prodotto sia più adatto a quale investitore e in quale situazione. A seconda della strategia d’investimento, della durata di detenzione, dell’avversione al rischio e delle esigenze individuali dell’investitore, può essere consigliabile utilizzare un ETF, un fondo indicizzato o un certificato, oppure una combinazione di questi prodotti. Inoltre, a causa del contesto di mercato dinamico, un’altra tipologia di prodotto può diventare più vantaggiosa. Per questo è importante monitorare regolarmente gli strumenti d’investimento utilizzati.

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