Imposte

Il fisco impone limiti alle aziende in materia di prestazioni in denaro

Le autorità fiscali esaminano con sempre maggiore attenzione i piani previdenziali delle PMI. I titolari che si concedono benefici considerati eccessivi rischiano di dover sostenere costi rilevanti.

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Oliver Cazzonelli

Posizione Specialista fiscale

Pubblicato in data

16 Maggio 2025

Sempre più titolari di SA o Sagl si trovano confrontati con verifiche approfondite da parte dell’autorità fiscale in merito alla propria cassa pensioni. Qualora vengano riscontrate irregolarità, le conseguenze possono risultare onerose sia per l’azienda sia per i suoi titolari.

Ciò avviene in particolare quando il fisco qualifica determinate prestazioni previdenziali come "prestazioni in denaro". In questi casi, dal punto di vista dell’autorità fiscale, i titolari beneficiano di un trattamento più favorevole rispetto ai collaboratori che non detengono partecipazioni nella società. L’accusa ricorrente è quella di una distribuzione occulta di utili senza il pagamento delle relative imposte.

Obiezioni frequenti da parte dell’ufficio delle imposte

L’accettazione di un piano previdenziale da parte dell’autorità fiscale dipende da diversi fattori ed è spesso oggetto di valutazioni discrezionali caso per caso. Tra i motivi di contestazione più frequenti figurano:

  • in rapporto al salario, i contributi di risparmio dei titolari risultano nettamente superiori a quelli dei collaboratori non partecipanti;
  • il datore di lavoro si fa carico di una quota dei contributi di risparmio superiore a quanto previsto dal regolamento;
  • un piano previdenziale che assicura esclusivamente i titolari è finanziato unicamente dal datore di lavoro, il quale si assume l’intero onere contributivo senza coinvolgere gli assicurati;
  • sussiste un marcato divario nel salario assicurato tra la previdenza di base e la previdenza per i quadri;
  • il datore di lavoro finanzia i riscatti nella cassa pensioni, ma tali benefici riguardano solo i titolari dell’azienda e non gli altri collaboratori.

Le imposte da recuperare possono essere elevate

Se, a seguito della verifica, l’autorità fiscale conclude che sussistono prestazioni in denaro, le conseguenze possono essere significative. L’autorità può, ad esempio, rifiutare il riconoscimento di determinati contributi alla cassa pensioni oppure ricalcolare i contributi di risparmio secondo una prassi considerata usuale nel settore. In tali circostanze vengono generalmente applicate imposte supplementari: l’azienda deve versare le imposte sugli utili arretrate, mentre i titolari sono tenuti a pagare imposte aggiuntive sul reddito. Inoltre, il fisco può rifiutare i riscatti già effettuati nella cassa pensioni, annullando i relativi vantaggi fiscali. Spesso sono dovuti anche contributi retroattivi all’AVS e ad altre assicurazioni sociali.

Consiglio: esamini attentamente la sua soluzione previdenziale per evitare contestazioni e costi indesiderati. In alcuni casi può essere opportuno richiedere tempestivamente un ruling fiscale. In caso di dubbi, si rivolga a un esperto: potrà aiutarla a strutturare la previdenza della sua azienda in modo fiscalmente efficiente e conforme alle aspettative dell’autorità fiscale.

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