Investimenti
I fondi attivi attenuano le perdite di valore nei periodi di crisi: è davvero così?
I fondi attivi sostengono di poter ridurre le perdite di valore durante le correzioni di mercato, individuando per tempo i rischi e dismettendo tempestivamente i titoli più rischiosi. Un’analisi di VZ sulle passate crisi borsistiche mostra però un quadro diverso.
Christian Tavasci
Posizione Esperto in investimenti
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4 Marzo 2026
Molti investitori si chiedono come proteggere il proprio denaro in fasi di forti correzioni dei mercati azionari. Spesso credono alle promesse dei gestori di fondi attivi. Si sente dire di frequente che riescano a individuare tempestivamente i rischi, a vendere per tempo i titoli più rischiosi e a inserire in portafoglio aziende più difensive. In questo modo, sostengono, sarebbe possibile subire perdite di corso inferiori rispetto all’andamento complessivo del mercato.
Le analisi di VZ mostrano però un’altra realtà: la promessa dei fondi attivi di ridurre sistematicamente le perdite durante le correzioni di mercato non può essere confermata nel complesso. Anzi, gli investitori corrono persino il rischio di subire perdite più elevate.
Otto tesi sui fondi attivi: una verifica dei fatti
Studio
VZ ha analizzato l’andamento dei fondi attivi durante le correzioni borsistiche. A tal fine sono state esaminate le tre maggiori correzioni degli ultimi dieci anni in sei regioni d’investimento – Svizzera, Globale, USA, Europa, Giappone e Paesi emergenti – confrontando i rendimenti dei fondi azionari attivi con il rispettivo indice di riferimento.
A causa della disponibilità dei dati, l’analisi considera esclusivamente i prodotti che hanno superato queste crisi e che sono tuttora disponibili sul mercato.
Questo comporta una tendenziale distorsione positiva dei risultati. L’analisi delle tre maggiori flessioni di mercato nelle sei regioni esaminate evidenzia un quadro chiaro: nei periodi di correzione, i fondi attivi non ottengono mediamente risultati migliori rispetto all’indice di riferimento. In 8 delle 18 correzioni analizzate, i fondi risultano in media leggermente superiori all’indice, mentre in 10 casi i fondi attivi ottengono risultati mediamente peggiori.
Nessuna protezione affidabile durante la grande crisi finanziaria
Negli ultimi dieci anni si sono verificate per lo più correzioni azionarie comprese tra il 20 e il 30 percento. Il crollo è stato però decisamente più marcato durante la crisi finanziaria: tra ottobre 2007 e marzo 2009 le sei regioni d’investimento hanno registrato perdite comprese tra il 51 e il 62 per cento.
Anche in questo caso emerge che i fondi attivi non hanno ottenuto mediamente risultati migliori rispetto ai rispettivi indici di riferimento. I gestori dei fondi non sono stati in grado né di prevedere la crisi né di proteggere il capitale. In media, il rendimento dei fondi azionari attivi si è collocato molto vicino a quello dell’indice di riferimento.
Su 153 fondi, solo 63 – pari al 41 percento – hanno conseguito un rendimento superiore all’indice. Ciò dimostra ancora una volta quanto sia difficile per i gestori di fondi azionari attivi praticare con successo il market timing e ridurre sistematicamente le perdite. Inoltre, anche in questo caso si osserva un’ampia dispersione dei rendimenti tra i singoli fondi.
Questa dispersione è particolarmente marcata nell’analisi dei fondi azionari globali. Mentre il fondo migliore ha registrato una perdita di appena il 10 percento, il fondo peggiore ha subito un calo complessivo dell’80 percento.
Conclusione
In media, i fondi attivi registrano perdite simili a quelle dei rispettivi indici di riferimento. Non emerge una capacità generale di ridurre le perdite. È vero che esistono singoli fondi in grado di limitare le perdite durante le correzioni di mercato; allo stesso tempo, però, vi sono prodotti che subiscono flessioni ancora più marcate. Gli investitori dovrebbero quindi chiedersi se vogliono pagare la possibilità di perdite inferiori con il rischio di perdite ancora più elevate.
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