Leclanché: novembre mese decisivo per produttore batterie

Descrizione

YVERDON-LES-BAINS (VD) (awp/ats/awp) - Il futuro del produttore di batterie Leclanché è ormai appeso a un filo. Nonostante un portafoglio di ordini bello gonfio, l'azienda di Yverdon-les-Bains (VD) non riesce a trovare i fondi necessari per aumentare le sue capacità produttive. Secondo il CEO Pierre Blanc, intervistato dall'agenzia economica AWP, non rimangono che tre settimane per salvare la ditta.

AWP: Signor Blanc, la vostra azienda riferisce regolarmente di un solido portafoglio ordini e di ingenti investimenti da parte del suo azionista di maggioranza. Come mai Leclanché non è ancora in grado di finanziare normalmente la propria attività?

Pierre Blanc: Il settore delle batterie è complesso e necessita di diverse figure professionali e tecnologie. Richiede un notevole lavoro di ingegneria. Per far fronte a questi costi, dobbiamo ottenere prefinanziamenti che ci consentano di sviluppare i prodotti e immetterli sul mercato, per poi aumentare gradualmente i volumi di produzione. Attualmente, i nostri clienti richiedono grandi volumi, ma non disponiamo di capacità produttive sufficienti. Abbiamo quindi accumulato costi di sviluppo senza riuscire a generare ricavi adeguati.

AWP: Qual è la vostra visibilità sugli ordini in corso e si tratta di ordini definitivi? A quanto ammontano?

P.B: Il portafoglio ordini ammonta a circa 500 milioni di franchi e comprende ordini definitivi e accordi quadro. Abbiamo inoltre opportunità commerciali che ammontano a diversi miliardi. Alcuni dei nostri clienti, che operano su mercati di grandi dimensioni, ci garantiscono visibilità fino al 2050 nell'ambito di contratti firmati che specificano i volumi annuali fino a tale data. Oggi, se la nostra capacità produttiva fosse triplicata, troverebbe immediatamente acquirenti, poiché non facciamo altro che posticipare la domanda.

AWP: Alla luce dei vostri problemi finanziari ormai cronici, si profila un fallimento della casa madre dopo quello delle vostre due filiali tedesche?

P.B: Sarà il consiglio di amministrazione a decidere in merito a tale esito. È vero che non possiamo sostenere molte altre perdite, ma contiamo sui nostri partner e sul nostro azionista di maggioranza affinché sostengano l'azienda, come hanno fatto negli ultimi anni investendo diverse centinaia di milioni di franchi. Questi finanziamenti hanno mantenuto una sorta di status quo e ora si tratta di trovare fondi per sostenere la crescita.

La struttura azionaria e i risultati passati non facilitano l'ingresso di nuovi investitori. Il fondo di investimento lussemburghese SEF-Lux (dietro al quale si trova la società di gestione patrimoniale ginevrina Golden Partner, ndr) detiene infatti il 95% del capitale di Leclanché. In queste condizioni, un nuovo investitore disposto a iniettare ingenti somme per finanziare la crescita potrebbe esigere, in cambio, una partecipazione sostanziale che gli consenta di avere voce in capitolo sulla destinazione dei fondi investiti.

AWP: Eppure, nel 2025, Leclanché era sul punto di cedere il 40% delle proprie quote, con un'opzione fino al 70%, alla società di private equity Pinnacle International Capital. Non è quindi più ipotizzabile uno scenario simile?

P.B: Innanzitutto ci è voluto moltissimo tempo per trovare un accordo che potesse funzionare per tutte le parti, e poi Pinnacle non è mai stata in grado di presentare un'offerta definitiva. Abbiamo perso in totale 18 mesi, poiché il contratto è stato rescisso, ed è proprio questo che ha determinato in gran parte la nostra situazione attuale. A mio avviso, mantenere la maggioranza non è necessariamente il principale punto di stallo per SEF-Lux. Il fondo, tuttavia, non vuole vedere il proprio investimento ridotto a zero, né che il valore finanziario attribuito all'azienda diminuisca, né che altri traggano profitto da soli dagli investimenti che esso ha effettuato. Tutta la difficoltà risiede nella strutturazione del finanziamento, poiché è necessario che l'attività possa prosperare.

AWP: Di fronte all'attuale situazione di stallo, quali sono le soluzioni sul tavolo? E chi sono i vostri interlocutori?

P.B: Al momento stiamo conducendo trattative avanzate sia con clienti importanti disposti ad aiutarci, sia con investitori veri e propri. Il problema è che i partner commerciali vorrebbero che gli azionisti o gli investitori finanziari si impegnassero al loro fianco. Tuttavia, gli investitori non vogliono mettere sul tavolo il proprio denaro senza disporre di un certo livello di controllo sul gruppo.

La decisione sulla soluzione da adottare non dipende realmente da noi, poiché tutto ciò che ruota attorno all'azienda sfugge in gran parte al nostro controllo, con tutti gli attori coinvolti. Non è quindi semplice trovare una soluzione che soddisfi le aspettative di tutti.

AWP: Sembra che stia rimandando la palla al suo azionariato...

P.B: L'obiettivo è raggiungere un accordo con esso, poiché svolge un ruolo fondamentale nella ricerca di una soluzione. Le discussioni procedono a piccoli passi, mentre dovrebbero avanzare più rapidamente. Va inoltre sottolineato che, senza il nostro azionista principale, non saremmo qui, dato che ci ha sempre sostenuto e continua a farlo. Tuttavia, probabilmente anche lui sta raggiungendo una fase in cui non si può pretendere che faccia tutto da solo. Stiamo quindi cercando di trovare soluzioni per affiancarlo. Bisogna anche comprendere che non basta coprire le perdite, ma che è fondamentale investire nella crescita.

AWP: Fino a quando l'azienda potrà andare avanti senza una soluzione? Qual è la vostra scadenza?

P.B: Entro la fine di novembre dovremo avere una visione d'insieme sufficientemente chiara dei prossimi mesi. Ciò è indispensabile nei confronti dei nostri clienti, ai quali dobbiamo essere in grado di garantire le consegne; in caso contrario, si rivolgeranno ad alternative. Abbiamo inoltre bisogno di una visione d'insieme delle esigenze di finanziamento di fine anno. La scadenza, in ogni caso, sarà stabilita dal consiglio di amministrazione.

AWP: L'autorità di regolamentazione della Borsa svizzera, SIX Exchange Regulation, ha deciso a metà ottobre di ritirare dal listino il titolo Leclanché a causa del mancato rispetto dei termini previsti per la pubblicazione della vostra relazione annuale 2025. Intendete contestare questa decisione e quale impatto avrà sull'andamento della vostra attività?

P.B: Non so ancora se il consiglio di amministrazione presenterà ricorso. A tal fine, è necessario che la relazione annuale 2025 venga pubblicata prima del 12 novembre, ovvero tra meno di una settimana, il che implica che entro tale data dobbiamo avere un quadro chiaro della situazione finanziaria dell'azienda per i prossimi dodici mesi. È proprio quest'ultimo elemento a mancare, poiché la relazione è pronta già da mesi. Bisogna essere realistici: ci resta pochissimo tempo, ma stiamo lavorando senza sosta per garantire i fondi necessari all'approvazione del bilancio 2025 e alla potenziale sostenibilità di Leclanché. Se dovessimo perdere la quotazione in Borsa, l'impatto dal punto di vista operativo sarebbe limitato, ma la questione potrebbe rivestire maggiore importanza per gli azionisti.