Investimenti

Quanto è davvero efficace l’IA negli investimenti?

Molti investitori sono convinti che, grazie all'intelligenza artificiale, sia possibile battere il mercato. Ma ciò che sulla carta appare promettente, in borsa viene premiato di rado.

Aggiornato in data

13 Aprile 2026

L'intelligenza artificiale (IA) apre possibilità fino a poco tempo fa impensabili: come strumento di analisi o di supporto al calcolo, è spesso sufficiente una domanda per ottenere risultati sorprendenti.

Non stupisce quindi che sempre più investitori siano tentati di ricorrere all'IA per le proprie scelte di investimento, nella speranza di ottenere un vantaggio decisivo e superare il mercato.

La realtà, però, è più sfumata. L'IA è senza dubbio in grado di analizzare enormi quantità di dati e di rendere più efficienti i processi di investimento. Quando però si tratta di individuare vere opportunità o cogliere i punti di svolta dei mercati, emergono i suoi limiti. Il motivo è semplice: l'IA guarda sempre al passato.

Le sue previsioni si basano infatti sullo stesso principio della maggior parte dei modelli di investimento tradizionali: dai dati storici si cerca di dedurre ciò che accadrà in futuro. 

Tuttavia, con un approccio puramente retrospettivo è difficile ottenere rendimenti superiori al mercato nel lungo periodo. Il futuro riserva inevitabilmente sorprese. Basti pensare all'attuale boom dell'industria degli armamenti, un fenomeno che pochi anni fa nessuno avrebbe saputo prevedere. Per quanto l'IA consenta di elaborare il passato in modo più efficiente, questo non si traduce automaticamente in una capacità di previsione nettamente migliore.

I fondi attivi alla prova dei fatti

Anche i gestori di fondi più esperti fanno fatica a battere il mercato. Nel lungo periodo, la maggior parte dei fondi attivi resta al di sotto del proprio indice di riferimento, spesso in modo significativo. Di conseguenza, i costi elevati che li contraddistinguono difficilmente risultano giustificati. Eppure, molti investitori continuano a puntare sui fondi attivi, nella maggior parte dei casi su raccomandazione della banca di fiducia.

Per sostenere queste scelte, le banche fanno leva su messaggi pubblicitari ricorrenti. Un recente studio di VZ ha quindi analizzato criticamente le principali argomentazioni di marketing e le convinzioni più diffuse tra gli investitori in merito ai fondi azionari attivi.

Spesso questi fondi vengono presentati attraverso racconti accattivanti, corredati da grafici suggestivi che dovrebbero dimostrarne il successo. I dati mostrati non sono necessariamente falsi, ma vengono talvolta presentati in modo fuorviante: si mettono in evidenza solo i fondi migliori, si utilizzano indici di riferimento poco appropriati oppure si scelgono periodi in cui la performance è stata eccezionalmente positiva. Per questo è sempre consigliabile valutare con spirito critico la pubblicità dei prodotti attivi.

Consiglio: nella maggior parte dei casi conviene investire in fondi passivi, come gli ETF. Essi consentono di investire in interi mercati e di diversificare ampiamente il rischio. Poiché gli ETF replicano il proprio indice di riferimento quasi fedelmente, l'investitore ottiene il rendimento del mercato: guadagna o perde esattamente quanto il mercato stesso. Per la maggioranza degli investitori, questo approccio si rivela vantaggioso.

Importante: grazie ai costi contenuti, gli ETF permettono di costruire un patrimonio in modo mirato e con un orizzonte di lungo periodo (cfr. tabella).

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