Investimenti

Cresce la fiducia da parte della BCE

I mercati azionari hanno beneficiato del rialzo dei titoli tecnologici all'inizio dell'anno. Le obbligazioni, invece, hanno iniziato a consolidarsi, ma è probabile che si tratti solo di una frenata temporanea. L’analisi mensile di Christoph Sax, Chief Investment Officer di VZ.

Christoph Sax
Chief Investment Officer
Pubblicato in data
08 Febbraio 2024

Consolidamento dei tassi d’interesse a lungo termine

Gli sviluppi dei mercati finanziari sono stati contrastanti nel mese di gennaio. Mentre le azioni e i fondi immobiliari hanno continuato a guadagnare terreno, i tassi d'interesse a lungo termine hanno registrato una leggera inversione di marcia, a seguito del forte calo dello scorso autunno. I mercati obbligazionari esteri hanno quindi registrato lievi perdite di prezzo. Ma è probabile che si tratti più di una stagnazione che di un'inversione di tendenza. Alla fine del 2023, i mercati obbligazionari si sono dimostrati troppo euforici e i tassi d’interesse a lungo termine sono scesi rapidamente. Per certi versi, gli operatori di mercato si aspettavano per l'anno in corso fino a 6 tagli dei tassi d'interesse dalla Federal Reserve statunitense (Fed) e fino ad altri 6 dalla Banca Centrale Europea (BCE).

Questa aspettativa era forse oltremodo fiduciosa. Ma si presume che sia solo una questione di tempo prima che la Fed e la BCE taglino i loro tassi d'interesse di riferimento, visto che l'inflazione ha perso terreno. Il trend inflazionistico di beni e servizi si è notevolmente stabilizzato negli USA e nell'Eurozona. La BCE sta quindi lanciando dei segnali sempre più chiari: la politica monetaria potrebbe subire un allentamento nel breve termine. Il membro del Consiglio direttivo della BCE, François Villeroy de Galhau, ha già annunciato che la questione sui tassi d'interesse della BCE, che sarà oggetto di delibera nel mese di marzo, è ancora ampiamente aperta.

Solida performance dei consumi privati negli USA

Negli USA la spesa privata dei consumatori ha registrato una performance sorprendentemente solida, nonostante gli elevati tassi d’interesse, il che alla fin dei conti è una notizia positiva. Dopotutto, un atterraggio morbido per l'economia statunitense è possibile solo se le economie domestiche non riducono troppo i consumi. I più recenti dati congiunturali evidenziano in generale un leggero miglioramento della situazione economica globale. Il sentimento industriale nell'Eurozona, ad esempio, si è rafforzato negli ultimi tempi.

Si intravedono anche segnali che indicano come il settore dei chip potrebbe aver toccato il fondo. Rispetto ai precedenti inasprimenti della politica monetaria, a questo giro la flessione dell'economia globale è moderata. Mentre l'economia statunitense continua ad espandersi, è possibile che l'Eurozona rimanga in una moderata recessione.

Inizio d’anno positivo per i mercati azionari

Il rallentamento dell'inflazione e le relative previsioni sui tagli dei tassi di riferimento stanno spianando la strada per le azioni e le obbligazioni. I tagli dei tassi d’interesse di riferimento dovrebbero anche migliorare le prospettive congiunturali nel medio termine, dato che l'attività edilizia e gli investimenti sono attualmente fortemente frenati. In borsa si negozia sul futuro dei mercati: la piazza azionaria riflette la crescita a lungo termine dell'economia globale.

I risultati e le previsioni delle aziende sono quindi oggetto di particolare attenzione. Non tutte le società hanno ancora pubblicato i loro dati per l'ultimo trimestre del 2024. Tuttavia, è sempre più evidente che sono il settore tecnologico e i rami correlati a dare prova di una forte crescita. Anche i settori legati al consumo potrebbero crescere. L'ambiente commerciale è al momento più difficile per l'industria.

Prendendo il franco svizzero come unità di misurazione, le azioni statunitensi e giapponesi hanno segnato un inizio d’anno particolarmente positivo. Il Nasdaq Composite ha guadagnato circa il 3,5 percento, mentre lo S&P 500 è salito di quasi il 4,2 percento, anche se più della metà di questo risultato è dovuto al recente rafforzamento del dollaro, il quale ha guadagnato il 2,4 percento rispetto al franco svizzero nel mese di gennaio. Lo SMI ha guadagnato l'1,8 percento.

I rischi maggiori al momento sono rappresentati dalle tensioni in Medio Oriente. Il prezzo del greggio ha registrato solo un leggero rialzo, mentre i costi dei trasporti internazionali hanno subito un aumento che non passa inosservato. A causa dell'indebolimento della domanda, tuttavia, gli effetti a catena sull'inflazione saranno verosimilmente limitati.