Investimenti

I mercati finanziari restano nell’incertezza

Come si sviluppa la congiuntura globale? Quali impulsi prevalgono sui mercati azionari e obbligazionari? L’analisi mensile di Rolf Biland, Chief Investment Officer, aggiornata al 9 novembre 2022.

Rolf Biland

Chief Investment Officer

Il susseguirsi di notizie negative per i mercati finanziari non sembra conoscere tregua: l’inflazione resta elevata o addirittura cresce e in tutto il mondo le principali banche centrali continuano ad aumentare i tassi di interesse a ritmo serrato. Ciò si riflette anche nell’andamento dei prezzi delle azioni: la volatilità rimane elevata. Sulle borse, a un settembre negativo, è seguito un ottobre molto positivo. Il 2022 sarà probabilmente ricordato come l’anno delle reazioni eccessive dei mercati agli eventi macroeconomici e geopolitici.

Le cifre che seguono mostrano quanto sia stato buono il mese di ottobre: lo SMI ha recuperato l’8 percento ai valori minimi registrati nel corso dell’anno, l’indice tedesco DAX addirittura più del 10 percento. Un andamento simile è stato registrato anche negli USA – dall’indice S&P 500. Questa ripresa è passata inosservata per l’indice tecnologico Nasdaq 100, che si trova ancora vicino ai valori minimi annuali. Ciò è dovuto principalmente al fatto che i pesi massimi dell’indice non sono riusciti a soddisfare le aspettative ancora elevate nel terzo trimestre.

Tuttavia, è evidente: le paure dei mercati finanziari verso inflazione elevata e minaccia di recessione si sono – almeno per il momento – ridimensionate. Invece, nella corsa quotidiana alle informazioni, si cercano aspetti positivi che giustifichino una valutazione più elevata delle azioni. Questa attenzione può però cambiare di nuovo rapidamente. La situazione economica generale resta fragile. È troppo presto per valutare l’impatto dei rialzi dei tassi di interesse sinora effettuati. L’inflazione continua a crescere nell’Eurozona, raggiungendo recentemente il 10,7 percento, il valore più alto dall’introduzione dell’euro. Negli USA, l’inflazione è all’8,2 percento. Sebbene sia sceso di recente, è ancora molto al di sopra del valore obiettivo della FED del 2 percento. La Svizzera è un’eccezione: qui l’inflazione è scesa dal 3,3 al 3 percento.

In occasione dell’ultima riunione sui tassi d’interesse, la FED ha dato seguito a un aumento importante – di 0,75 punti percentuali. Ciò significa che la fascia di oscillazione degli interessi è ora compresa tra il 3,75 e il 4 percento. Tuttavia, la tendenza futura resta poco chiara. È possibile che il presidente della FED Jerome Powell rallenti il ritmo dei rialzi dei tassi, ma solo se si riuscirà a combattere l’inflazione. Ad oggi, Powell ritiene che è ancora prematuro pensare a una pausa nei rialzi dei tassi. 

Nel frattempo, si continua a temere una ricaduta nella recessione – uno scenario che, in realtà, si presenta molto più realistico nell’Eurozona. Negli USA, invece, la posizione degli economisti riguardo una recessione prolungata rimane un’incognita: anche in questo caso, se gli sviluppi saranno meno gravi di quanto temuto, i mercati azionari reagiranno molto probabilmente in modo positivo.

Conclusioni

  • I prezzi delle azioni restano sensibili alle fluttuazioni.
  • Le banche centrali continuano ad aumentare i tassi per combattere l’inflazione.
  • I timori di una recessione in Europa e negli USA tengono i mercati in bilico.

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