La BNS mantiene i tassi a zero, ma ancora per quanto?

Investimenti

La scorsa settimana la BNS ha lasciato, come previsto, il tasso di riferimento allo 0 percento. Tuttavia, un numero crescente di banche si aspetta un imminente rialzo dei tassi. Christoph Sax, Chief Investment Officer di VZ, analizza quanto sia probabile questo scenario.

Posizione Esperto in investimenti

Pubblicato in data

30 Settembre 2026

La scorsa settimana la BNS ha lasciato, come previsto, il tasso di riferimento allo 0 percento. Al tempo stesso, aumentano i segnali che nei prossimi trimestri i tassi potrebbero tornare a salire. Negli ultimi mesi il contesto globale è cambiato e le pressioni inflazionistiche sono aumentate in tutto il mondo. 


Oltre al conflitto in Medio Oriente, contribuiscono al rincaro anche la crescente attività d’investimento e l’aumento dei prezzi delle materie prime. Per questo motivo, molte grandi banche centrali hanno già iniziato a inasprire la propria politica monetaria o hanno prospettato ulteriori rialzi dei tassi. 

Per la BNS, tuttavia, la situazione di partenza è oggi diversa rispetto a qualche anno fa. Per molto tempo ha dovuto soprattutto contrastare un eccessivo apprezzamento del franco, ampliando notevolmente il proprio bilancio. Nel frattempo, il franco si è indebolito. 

Ciò offre alla Banca nazionale un maggiore margine di manovra. Potrebbe ridurre il proprio bilancio e, di conseguenza, la quantità di moneta in circolazione. Non si può più escludere nemmeno un aumento del tasso di riferimento. Per il momento, tuttavia, la BNS non ravvisa alcuna necessità immediata d’intervento. La sua attuale previsione d’inflazione è rimasta pressoché invariata rispetto al trimestre precedente. 

A causa dell’aumento dei prezzi dell’energia, nel breve periodo si prevede sì un rincaro leggermente maggiore, ma l’effetto dovrebbe poi attenuarsi. Per il resto dell’orizzonte di previsione, le aspettative sono cambiate solo di poco. Ciononostante, i mercati finanziari scontano già diversi interventi sui tassi da parte della BNS. 

Anche varie banche e istituti di ricerca prevedono ormai un inasprimento della politica monetaria. Altri economisti, invece, continuano a non attendersi rialzi dei tassi. L’evoluzione che prevarrà dipenderà soprattutto dall’intensità e dalla durata delle tendenze inflazionistiche globali e dall’andamento del franco. 

In sintesi, la BNS ha lasciato invariati i tassi, ma sono aumentati gli argomenti a favore di un successivo inasprimento della politica monetaria. Se si dovesse effettivamente giungere a rialzi dei tassi, secondo le valutazioni attuali si tratterebbe comunque di una svolta graduale, con pochi interventi moderati.

Altre notizie dal mondo dell’economia

Migliorano le prospettive per l’economia svizzera

Le prospettive per l’economia svizzera sono ulteriormente migliorate a settembre. Il barometro congiunturale del KOF è salito a 109,1 punti, superando nettamente le attese. Si colloca così al livello più alto degli ultimi cinque anni. L’andamento è stato sostenuto soprattutto dall’industria manifatturiera, dai servizi e dall’edilizia, mentre la domanda estera e il settore finanziario e assicurativo hanno registrato risultati più deboli.

Il franco perde ancora terreno rispetto al dollaro

Il franco è sceso rispetto al dollaro al livello più basso da maggio 2025. L’aumento dei prezzi del petrolio alimenta i timori d’inflazione e rafforza le aspettative di ulteriori rialzi dei tassi negli USA. Il rendimento dei titoli di Stato statunitensi a dieci anni si attesta ormai intorno al 5,2 percento, mentre quello delle obbligazioni della Confederazione a dieci anni ha raggiunto lo 0,6 percento, il livello più alto degli ultimi 18 mesi.

La BCE monitora i rischi d’inflazione

La presidente della BCE Christine Lagarde prevede per il 2027 e il 2028 un’inflazione più elevata rispetto alle stime precedenti, soprattutto a causa dell’aumento dei prezzi dell’energia. La BCE deve tenere conto tempestivamente dei possibili effetti di secondo impatto e non può attendere che si manifestino prima di reagire. Secondo Lagarde, il tasso di riferimento si colloca nella fascia superiore dell’intervallo neutrale, compreso tra il 2 e il 2,5 percento; le prossime decisioni continueranno a dipendere dai dati.