Perché il prezzo del petrolio non sale di più?

Investimenti

Gli esperti avevano previsto un prezzo di 180 dollari al barile, mentre attualmente il petrolio quota attorno ai 90 dollari, nonostante il blocco dello Stretto di Hormuz. Christoph Sax, Chief Investment Officer di VZ, ne analizza le ragioni e spiega perché in Svizzera i prezzi della benzina stanno comunque aumentando.

Posizione Esperto in investimenti

Nonostante il blocco dello Stretto di Hormuz, che dura ormai da quasi sei mesi, il prezzo del petrolio è sceso dai picchi di 120 dollari USA al barile agli attuali 90 dollari circa. Considerata l’interruzione della più importante rotta mondiale per il trasporto di petrolio, molti esperti avevano previsto prezzi fino a 180 dollari.

Il fatto che finora questo forte aumento dei prezzi non si sia verificato si spiega in parte con alcune contromisure: la Cina ha ridotto sensibilmente le importazioni, sono state utilizzate riserve strategiche, una parte delle esportazioni è stata deviata verso gli oleodotti e altri Paesi produttori hanno aumentato la produzione.

Tuttavia, queste misure hanno dei limiti e, poiché non si intravede ancora una fine del conflitto, da sole non bastano a spiegare perché il prezzo del petrolio non sia salito. Una possibile spiegazione arriva dagli Stati Uniti. Il presidente Trump ha sottolineato più volte che il trasporto di petrolio continua a funzionare. Il segretario all’Energia, Chris Wright, stima che attraverso lo Stretto di Hormuz transitino 9 milioni di barili al giorno.


Se si considerano anche le maggiori esportazioni tramite oleodotti, le esportazioni complessive dal Golfo Persico risulterebbero quindi vicine ai livelli precedenti alla guerra. Le stime indipendenti indicano invece volumi sensibilmente inferiori, compresi tra 5 e 7 milioni di barili.

Le cifre statunitensi potrebbero essere leggermente troppo ottimistiche, anche perché Washington tende a minimizzare le conseguenze della guerra. Vi sono però diversi indizi secondo cui il mercato potrebbe sottovalutare i volumi di petrolio che transitano effettivamente attraverso lo Stretto di Hormuz.

Determinare i volumi effettivamente trasportati è diventato difficile. Molte petroliere disattivano i transponder e attraversano lo stretto senza poter essere localizzate. Inoltre, i trasbordi in alto mare rendono ancora più complesso seguirne i movimenti.

A ciò si aggiunge il fatto che, su pressione di Washington, l’accesso alle immagini satellitari ad alta risoluzione è stato fortemente limitato o ritardato, facilitando così transiti che possono passare inosservati. L’esercito statunitense dispone comunque di una fitta rete di sorveglianza e Paesi rivieraschi come gli Emirati Arabi Uniti, il Kuwait, il Qatar o l’Iraq dovrebbero essere in grado di fornirgli dati affidabili.

Mentre sui mercati globali la situazione si è leggermente distesa, in Svizzera si osserva una tendenza opposta: dalla metà di giugno i prezzi dei carburanti aumentano costantemente, soprattutto a causa del persistente basso livello delle acque del Reno.

Circa un terzo delle importazioni svizzere di prodotti petroliferi passa dal porto renano di Basilea. Attualmente, però, le navi per la navigazione interna possono viaggiare soltanto con carichi fortemente ridotti. Ciò fa aumentare i costi di trasporto e mette sotto pressione le catene di approvvigionamento in Svizzera.

Per assistere a un calo duraturo dei prezzi alle stazioni di servizio in Svizzera sarà necessario attendere precipitazioni abbondanti e un ritorno dei livelli del Reno alla normalità. 

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Migliora la fiducia dei costruttori di case negli Stati Uniti

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