Investimenti
Il mercato del lavoro USA si stabilizza
Più posti di lavoro del previsto, ma senza spazio per l’euforia: negli Stati Uniti alcuni settori sorprendono con una crescita dell’occupazione, mentre altri restano sotto pressione. Christoph Sax, Chief Investment Officer di VZ, analizza le ragioni di questa dinamica contrastante.
Christoph Sax
Posizione Chief Investment Officer
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15 Maggio 2026
Ad aprile, negli USA sono stati creati 115’000 posti di lavoro netti al di fuori del settore agricolo (“Non-Farm Payrolls”), un dato nettamente superiore alle aspettative, ferme a circa 65’000. Tuttavia, la revisione al ribasso di 16’000 unità per i due mesi precedenti attenua in parte questo risultato.
Anche l’andamento del tasso di disoccupazione riflette questo quadro: ad aprile è rimasto stabile al 4,3 percento e da circa sei mesi si muove lateralmente. L’aumento della disoccupazione sembra quindi essersi momentaneamente arrestato, ma allo stesso tempo mancano segnali di una ripresa significativa.
Un’analisi più dettagliata per settore evidenzia inoltre come la crescita dell’occupazione non sia uniforme.
Il numero più elevato di nuovi posti di lavoro si registra nei settori del commercio, dei trasporti e dei servizi di pubblica utilità, nonché in ambito sanitario. La forte dinamica nei comparti legati ai consumi suggerisce che la domanda delle famiglie rimane solida. Al contrario, l’aumento dell’occupazione nei settori della sanità e dell’istruzione ha una natura più strutturale ed è riconducibile agli sviluppi demografici, in particolare all’invecchiamento della popolazione.
Il settore pubblico, invece, non fornisce attualmente alcun contributo alla crescita dell’occupazione. Dopo i tagli dell’anno precedente, l’occupazione pubblica rimane sostanzialmente stagnante o addirittura in calo anche nel 2026. Colpisce inoltre la persistente debolezza del settore dell’informazione e della comunicazione: mentre altri ambiti continuano a creare posti di lavoro, qui si registrano perdite costanti. Le cause risiedono in una combinazione di fattori, tra cui il calo della domanda dopo il boom degli anni passati, aggiustamenti strutturali e guadagni di efficienza, ad esempio grazie all’automazione e alle nuove tecnologie.
Nel complesso, il rapporto sul mercato del lavoro conferma quindi un quadro di dualità: da un lato crescono i settori trainati dai consumi e sostenuti da fattori demografici, dall’altro quelli tecnologici e pubblici rimangono sotto pressione. Il mercato del lavoro statunitense appare dunque ancora stabile, ma privo di una dinamica di espansione diffusa.
Altre notizie dal mondo dell’economia
Migliora il clima di fiducia dei consumatori svizzeri
Ad aprile il clima di fiducia dei consumatori in Svizzera è leggermente migliorato, pur restando in territorio negativo. L’indice è salito di 2,9 punti, raggiungendo -40,0 punti, leggermente al di sopra del livello dell’anno precedente. In particolare, migliorano le aspettative sull’economia, mentre peggiora la percezione del momento opportuno per effettuare acquisti importanti. Nel complesso, la fiducia resta su livelli bassi dopo il calo registrato a marzo.
Accelera il commercio estero cinese
Ad aprile l’avanzo commerciale della Cina ha raggiunto 84,8 miliardi di dollari, in netto aumento rispetto ai 51,1 miliardi del mese precedente, superando le aspettative del mercato. Le esportazioni, calcolate in dollari, sono cresciute del 14,1 percento su base annua, mentre le importazioni hanno registrato un incremento ancora più marcato, pari al 25,3 percento, anch’esso superiore alle stime degli analisti.
Trump fissa una scadenza all’UE nella disputa sui dazi
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha fissato al 4 luglio una scadenza per l’Unione Europea nella disputa commerciale, minacciando l’introduzione di dazi più elevati in caso di mancato accordo. Ha inoltre chiesto all’UE di ridurre i propri dazi a zero, come previsto dall’intesa in discussione, facendo riferimento a un colloquio con Ursula von der Leyen. In precedenza aveva già ventilato un possibile aumento dei dazi statunitensi sulle importazioni di automobili dal 15 al 25 percento.
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