Glencore: niente mega-fusione con Rio Tinto, le parti rinunciano

5. Feb 2026

Descrizione

ZUGO (awp/ats) - Non ci sarà l'ipotizzata mega-fusione nel settore delle materie prime: il colosso svizzero Glencore e il concorrente anglo-australiano Rio Tinto hanno deciso di rinunciare all'unione, al termine di discussioni seguite già a un precedente tentativo di avvicinamento l'anno scorso.

"Rio Tinto non sta più valutando una possibile fusione o altra operazione di aggregazione", scrive la società in un comunicato. Un annuncio di cui Glencore, in una nota separata, dice di "prendere atto".

Le parti non sono riuscite a raggiungere un accordo sui termini dell'unione, spiega la società elvetica. I punti chiave della potenziale offerta non si sono rivelati adeguati. "Abbiamo concluso che l'acquisizione proposta a queste condizioni non è nel migliore interesse degli azionisti di Glencore".

L'impresa si dice fiduciosa di poter continuare in autonomia. "Abbiamo un'attività ben diversificata in una vasta gamma di materie prime", argomentano i dirigenti. "Siamo in una posizione unica per soddisfare il fabbisogno energetico odierno, fornendo al contempo molte delle materie prime necessarie al mondo per affrontare i cambiamenti della domanda".

Il gruppo sostiene di aver ottimizzato e semplificato le strutture operative, promuovendo la responsabilità e l'efficacia. "Abbiamo continuato a migliorare la qualità del nostro portafoglio di attività, abbiamo investito strategicamente in nuove opportunità e ora disponiamo di un portafoglio eccezionale di progetti nel settore del rame, che ci consentirà di passare dall'essere già un importante produttore a diventare uno dei maggiori produttori mondiali nel prossimo decennio".

"Continuiamo a concentrarci sul raggiungimento delle nostre priorità per il 2026, sul raggiungimento dei nostri obiettivi operativi e sulla riduzione dei rischi, nonché sul progresso dei nostri volumi di crescita organica, il tutto con l'obiettivo di sostenere la creazione di valore a lungo termine per gli azionisti", conclude la società.

L'accordo avrebbe dovuto dare vita alla più grande società mineraria al mondo, con un valore complessivo, debiti inclusi, superiore a 260 miliardi di dollari (circa 210 miliardi di franchi). Questo in un contesto in cui le materie prime, in particolare oro, argento e rame, sono su livelli record.

Sebbene Glencore e Rio Tinto possiedano entrambe grandi miniere di rame sono anche attive in altri settori minerari. Rio Tinto ha un'importante attività nel comparto ferro, mentre Glencore è ancora fortemente impegnata nel ramo del carbone: gli analisti considerano però questo segmento come negativo per l'azienda.

Quotata alle borse di Londra e Johannesburg, Glencore è una multinazionale con sede a Baar (ZG) e presente in oltre 30 paesi con 150'000 dipendenti, che si occupa di 60 materie prime, per alcune delle quali ha quote di mercato assai significative. Nel 2024 (ultimi dati disponibili) il gruppo ha realizzato un fatturato di 231 miliardi di dollari (186 miliardi di franchi al cambio attuale); il conto economico si è chiuso con una perdita di 1,6 miliardi di dollari.

Il gruppo, che si è fra l'altro posto l'obiettivo di zero emissioni entro il 2050, ha le sue origini nel Marc Rich Group fondato nel 1974 da Marc Rich, finanziere e imprenditore leggendario e controverso, morto nel 2013 a Lucerna. Per anni sulla lista dei ricercati più importanti dell'FBI americana, Rich aveva quattro cittadinanze: belga, israeliana, spagnola e statunitense. Accusato negli anni 80 dalla giustizia americana di evasione fiscale e commercio illegale di petrolio con l'Iran durante la crisi degli ostaggi, era stato graziato nel 2001 da Bill Clinton nel suo ultimo giorno di presidenza.