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TOKYO (awp/ats/afp) - Giovedì in Asia i prezzi del petrolio hanno registrato un andamento altalenante, in attesa di segnali di distensione tra Washington e Teheran e di una proroga della tregua, una prospettiva che ha fatto balzare la Borsa di Tokyo a livelli record.
Verso le 08.30 ora svizzera il prezzo del WTI, con consegna a maggio, riferimento del mercato americano, guadagnava lo 0,13% a 91,41 dollari. Il barile di Brent del Mare del Nord con consegna a giugno, riferimento mondiale, cedeva invece lo 0,26% a 94,68 dollari. I prezzi oscillano intorno all'equilibrio, divisi tra speranze di distensione e il persistente blocco dello stretto di Hormuz.
Nel complesso, gli operatori scommettono sul proseguimento dei colloqui tra Iran e Stati Uniti, dopo il fallimento di un primo round lo scorso fine settimana a Islamabad. Washington ha annunciato di voler discutere lo svolgimento di una seconda sessione di negoziati, dichiarandosi "ottimista" sulle possibilità di un accordo. L'attuale tregua dovrebbe scadere la prossima settimana.
"Consideriamo questi sviluppi come segnali positivi per il progresso verso una risoluzione pacifica, anche se permangono rischi significativi - in particolare per quanto riguarda la futura reazione di Israele e i processi decisionali politici interni dell'Iran", sottolinea Michael Wan, analista di MUFG.
Alla Borsa di Tokyo, l'indice di riferimento Nikkei ha chiuso in rialzo del 2,38% a 59.518,34 punti, un livello record alla chiusura, superando quello di fine febbraio. A Seul, l'indice Kospi è balzato del 2,21%. La Borsa di Taipei ha guadagnato l'1,12%. I mercati asiatici hanno seguito l'esempio di una sessione vigorosa della Borsa di New York, dove l'S&P 500 e il Nasdaq hanno toccato nuovi record, scommettendo su una distensione in Medio Oriente.
Il mercato "si comporta come se l'accordo fosse già stato firmato, siglato e discretamente archiviato (...) Ci troviamo di fronte a un mercato che si impegna a fondo, senza sondare il terreno", osserva Stephen Innes, di SPI Asset Management.
"Gli operatori asiatici si aggrappano saldamente alla speranza di una nuova serie di colloqui. Il petrolio scambiato sotto i 100 dollari, unito alle speranze di una svolta diplomatica, ridà vita ai mercati azionari", concorda Tim Waterer, di KCM Trade, citato da Bloomberg.
Gli investitori accolgono inoltre con favore l'annuncio di un'accelerazione della crescita in Cina: il PIL della seconda economia mondiale è cresciuto del 5% nel primo trimestre, superando le aspettative.