Informazioni sui mercati finanziari

Newsletter del 10 luglio 2020

Come si sviluppa la congiuntura globale? Quali impulsi prevalgono sui mercati azionari e obbligazionari? Un’analisi da parte di Rolf Biland, Chief Investment Officer presso VZ. 

Cresce nuovamente il nervosismo per il Covid-19

Il pericolo Corona non è ancora stato scongiurato. Tuttavia, il rischio di un ulteriore tracollo delle borse dovuto a una seconda ondata di contagi è poco probabile visti i programmi di salvataggio delle banche centrali.

Si teme una nuova avanzata del Coronavirus. In alcuni Stati degli USA il tasso dei nuovi contagi tocca cifre preoccupanti. Anche in altri Paesi altamente popolati come India e Brasile la questione sanitaria è tutt’altro che sotto controllo. Nuovi focolai di Coronavirus sono comparsi in Svizzera e in alcune regioni europee. Le settimane a venire, caratterizzate dal traffico dei vacanzieri, saranno cruciali per capire i prossimi sviluppi. Sui mercati finanziari cresce quindi il nervosismo.

Ciononostante, il rischio di un ulteriore crollo delle borse a seguito di una seconda ondata di contagi sembra poco probabile, anche grazie ai cospicui programmi di salvataggio varati da governi e banche centrali. La sola BCE ha previsto per quest’anno l’acquisto di obbligazioni per un controvalore di EUR 1,35 bilioni. Buona parte degli ulteriori debiti dell’Eurozona causati dalla pandemia sarà quindi assorbita in questo modo, annullando di conseguenza un potenziale vettore per il rialzo dei tassi. E se si concretizzasse effettivamente una seconda ondata di contagi, la portata della crisi dovrebbe poter essere contenuta grazie alle esperienze già raccolte precedentemente e alle regole di convivenza sociale ormai sperimentate.

L’insicurezza sorta recentemente in merito al Coronavirus non si traduce – o comunque molto poco – nell’andamento dei mercati azionari, dove i corsi sono sostanzialmente in costante ascesa da metà marzo (grafico). Secondo lo Swiss Performance Index, al mercato azionario svizzero mancano meno di 1000 punti per bissare il primato storico raggiunto a metà febbraio.

Il TINA trade sospinge i mercati azionari
La mancanza di alternative all’acquisto di titoli azionari nelle numerose altre classi d’investimento si è acuita con il varo dei vari programmi di salvataggio per contrastare le conseguenze della pandemia da Coronavirus – la crescita dei corsi è ormai scollegata dallo sviluppo congiunturale.
Il TINA trade sospinge i mercati azionari

Fonte: Bloomberg

Vettore di questo sviluppo è il cosiddetto TINA trade, dove TINA significa "there is no alternative". Con questo si intende che in un contesto di tassi bassi destinato probabilmente a durare a lungo, si è quasi costretti a puntare sulle azioni. In quanto a rendimento, obbligazioni e altre classi d’investimenti non riescono ormai più a reggere il confronto con le azioni. E gli ultimi interventi delle banche centrali a sostegno dell’economia dopo lo scoppio della pandemia hanno persino ulteriormente rafforzato questa tendenza. Le banche centrali hanno ormai varcato la linea dello zero, esaurendo completamente il margine che avevano sui tassi d’interesse di riferimento.

Da anni, ormai, le obbligazioni dei debitori più quotati sono operazioni a perdere se mantenute fino alla data di scadenza. Per le obbligazioni svizzere, per esempio, i rendimenti alla scadenza sono negativi per tutte le durate disponibili.

Alcuni giorni fa è stato palesemente dimostrato una volta di più quanto straordinaria sia la situazione attuale. Lo Stato austriaco ha emesso un bond a cent’anni con rendimento allo 0,85 percento e gli ordini pervenuti hanno ampiamente superato la disponibilità delle emissioni. Questo esempio dimostra che ormai i tassi d’interesse non fungono più da indicatore di rischio e da metro di valutazione per le decisioni d’investimento. Le banche centrali li hanno completamente sottratti alla naturale regolamentazione del libero mercato. L’emissione di bond austriaci suggerisce tuttavia anche qualcos’altro: sui mercati finanziari, apparentemente, nessuno crede più a una crescita significativa dell’inflazione per gli anni a venire. Infatti, un contesto inflazionistico andrebbe a scapito proprio delle obbligazioni con lunghe durate. Di conseguenza, il più grande concorrente delle azioni, il tasso sicuro, dovrebbe perdere tutta la propria attrattiva per molto tempo a venire.

Pertanto, il portafoglio deve continuare a includere azioni, nonostante ormai i corsi siano ampiamente disgiunti dall’andamento congiunturale fondamentale. Bisognerebbe concentrarsi su titoli azionari di qualità di regioni d’investimento difensive, come per esempio il mercato azionario svizzero. Obbligazioni e fondi immobiliari dovrebbero comunque essere componenti fisse del deposito. I ricavi di queste classi d’investimento al momento non sono affatto trascendentali rispetto a quelli delle azioni. Tuttavia, in tempi d’incertezza come quelli attuali il fattore di stabilizzazione assume un peso maggiore. Un aspetto venuto alla luce soprattutto durante il crollo da Coronavirus di fine febbraio. Durante la crisi, gli investitori sprovvisti di obbligazioni e fondi immobiliari hanno subito perdite decisamente maggiori rispetto a quelli con un portafoglio diversificato su più classi d’investimento.

Conclusioni

  • Cresce il nervosismo sui mercati finanziari: il pericolo Corona non è ancora fuori dai radar.
  • Il rischio di un ulteriore tracollo delle borse dovuto a una seconda ondata di contagi è poco probabile visti i programmi di salvataggio delle banche centrali.
  • La mancanza di alternative alle azioni in molte altre classi d’investimento si è ulteriormente accentuata durante la crisi da Covid-19.

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