Informazioni sui mercati finanziari

Newsletter del 12 giugno 2020

Come si sviluppa la congiuntura globale? Quali impulsi prevalgono sui mercati azionari e obbligazionari? Un’analisi da parte di Rolf Biland, Chief Investment Officer presso VZ. 

Ritorno graduale alla normalità

Guardando ai mercati azionari, sembra che la crisi da Coronavirus sia ormai acqua passata. Tuttavia, tali mercati non sono il barometro ideale per determinare lo stato di salute dell’economia mondiale.

Sui mercati finanziari è tornata la normalità, nella misura in cui si considerino normali la politica monetaria ultraespansiva e i tassi d’interesse a livello zero o persino negativi. A ogni modo, le scorse settimane sono state piuttosto calme, con oscillazioni di prezzo sostanzialmente impercettibili tra le varie classi d’investimento. In generale, tra gli investitori comincia a insinuarsi un certo ottimismo sull’andamento congiunturale, oltre alla speranza che i rischi legati alla pandemia siano ormai gestibili.

Guardando soltanto ai mercati azionari, sembra che la crisi da Coronavirus sia ormai acqua passata. Tuttavia, i mercati azionari non sono il barometro ideale per determinare lo stato di salute dell’economia mondiale. Negli ultimi mesi, infatti, i corsi azionari si sono praticamente disgiunti da quella che è la realtà economica attuale. Nonostante per diverse settimane l’economia mondiale abbia vissuto uno stato di coma indotto e ci si trovi dinanzi a una delle più gravi recessioni del recente passato, da tre mesi a questa parte le quotazioni sono in continuo rialzo. Il fatto che le perdite da Coronavirus siano ormai quasi tutte ripianate non può che rallegrare gli investitori, ma questo ottimismo è davvero giustificato? In questo caso vanno esaminati altri indicatori.

Gli indici delle materie prime, per esempio, sono un importante termometro per lo stato dell’economia mondiale, poiché circa un quarto dello scambio di merci in tutto il globo interessa le materie prime. Se cresce l'economia mondiale, cresce anche il prezzo delle materie prime, e viceversa. Proprio per questo, gli indici delle materie prime sono spesso considerati il barometro dell'economia mondiale. Inoltre, rispetto ai mercati azionari, le materie prime sono meno condizionate dai programmi di sostegno miliardari attuati da governi e banche mondiali per contrastare le conseguenze della pandemia.

I prezzi dei beni energetici hanno comunque un peso relativo piuttosto elevato in questi indici, imbrigliati dalle basse quotazioni del greggio. Sul mercato dell’oro nero, infatti, domanda e offerta non si incontrano ancora nonostante le restrizioni alla produzione dei maggiori Paesi produttori di greggio. Pertanto, molti investitori continuano a monitorare attualmente soprattutto il prezzo del rame come punto di riferimento della situazione generale. Questo metallo è usato infatti per innumerevoli applicazioni industriali, tanto da ritenere il suo prezzo un parametro abbastanza affidabile per determinare la forza della domanda nell'economia mondiale. E questo sarebbe un indizio attendibile in grado di giustificare il dilagante ottimismo attualmente riscontrabile sui mercati azionari. Anche per quanto riguarda il rame, infatti, il terreno perduto nel corso della crisi da Coronavirus è già stato quasi tutto recuperato (vedi grafico).

Il prezzo del rame recupera terreno
Se da una parte il diversificato indice delle materie prime (Bloomberg Commodity) è frenato dal calo del prezzo del greggio, dall’altra il rame, che durante la crisi da Coronavirus ha subito un’ingente svalutazione, è riuscito a riportarsi quasi ai livelli pre-crisi (prezzi in dollari americani).
Il prezzo del rame recupera terreno

Fonte: Bloomberg

Questo ottimismo è supportato da ulteriori indicatori congiunturali, come ad esempio l’indice dei responsabili degli acquisti, dal quale si evince un evidente miglioramento del sentimento e un prevedibile ritorno ai livelli d’espansione pre-crisi.

Se al momento gli effetti della minaccia Coronavirus sono un po’ scemati, è però riapparso sulla scena un noto fattore di incertezza: le trattative sulla Brexit, continuate incessantemente senza risultati concreti. Se non si giungerà presto a una svolta, il periodo di transizione per l’uscita dall’UE, stabilito entro la fine del 2020, dovrà essere prolungato. Uno spauracchio che il governo Johnson intende assolutamente evitare, poiché in caso contrario si andrebbe incontro a una "Brexit dura", che molto probabilmente avrebbe drastiche conseguenze economiche per entrambe le sponde della Manica.

Anche il conflitto geostrategico tra USA e Cina, che finora interessa le relazioni commerciali tra le due superpotenze, è tornato a essere un tema cruciale sui mercati finanziari. Ultimamente le posizioni si sono di nuovo inasprite.

Tuttavia, l’incognita principale resta il Coronavirus, rispettivamente le sue conseguenze sull'economia mondiale. Sarà effettivamente possibile rimuovere gradualmente le misure adottate per contenere la pandemia e premere nuovamente sull'acceleratore dello sviluppo congiunturale? O assisteremo a una seconda – se non addirittura a una terza – ondata di contagi, che comporterebbe una nuova battuta d’arresto dell'economia? Quanto tempo ci vorrà perché le filiere globali riprendano a pieno regime? Quando sarà disponibile un vaccino o farmaci in grado di sottrarre al virus la sua acuta pericolosità? Sono domande a cui sarà difficile dare una risposta a breve termine. Ne consegue che, nonostante il clima di fiducia, il contesto generale resta incerto. Questo non fa che confermare la validità di un’allocazione del portafoglio difensiva e qualitativamente solida.

Conclusioni

  • L’ottimismo attualmente presente sui mercati azionari è giustificato alla luce di alcuni importanti indicatori congiunturali.
  • Due noti fattori di insicurezza quali i negoziati sulla Brexit e il conflitto commerciale USACina ritornano prepotentemente sulla scena economica.
  • Un’allocazione del portafoglio difensiva e qualitativamente solida resta di fondamentale importanza.

Condividi questa pagina