Consigli sulla previdenza: AVS, cassa pensioni, terzo pilastro

Newsletter del 4 ottobre 2019

Si tenga regolarmente aggiornato sui temi concernenti l'AVS, la cassa pensioni e il terzo pilastro. In questo modo può pianificare il suo pensionamento per bene e a tempo debito.

Rendita o capitale? Oppure una soluzione mista?

I futuri pensionati sono chiamati a decidere autonomamente su come entrare in possesso del loro avere di cassa pensioni. Questa decisione può essere presa una volta sola e vale per tutta la vita. Ecco perché è necessario valutare tutte le opzioni scrupolosamente.

Con una rendita, il reddito resta garantito a vita. Altro vantaggio è quello di non doversi preoccupare di come investire il denaro. Lo svantaggio però è che bisogna confrontarsi con importanti perdite. L'ammontare della rendita dipende infatti dall'aliquota di conversione – purtroppo in continuo calo. Va inoltre tenuto presente che la rendita viene tassata al 100 percento come reddito. Infine: in caso di decesso della persona assicurata, le prestazioni a favore dei superstiti non sono particolarmente vantaggiose.

Chi invece riscuote l'avere previdenziale in forma di capitale paga di norma meno tasse, restando finanziariamente flessibile – per corrispondere ai figli un anticipo sull'eredità, ad esempio.  E chi riscuote il capitale e non lo consuma, può lasciarlo in eredità.

Il capitale viene investito e consumato gradualmente. Molti temono i rischi legati agli investimenti. Un confronto mostra tuttavia che già un modesto rendimento del capitale, anche solo dell’1 percento, è sufficiente per superare l’importo della rendita, calcolata a un’aliquota di conversione del 6 percento. Cifre alla mano: investendo un capitale di 800'000 franchi, si ricevono minimo 38'430 franchi all'anno di reddito, mentre con la rendita si arriva al massimo a 36'000 franchi (si veda il grafico in basso).

Rendita e capitale a confronto
Esempio: uomo di 65 anni, indicazioni in franchi

Sempre più svizzeri scelgono di combinare le due opzioni: percepiscono una parte dell'avere previdenziale in forma di rendita e il resto lo riscuotono come capitale. In questo modo combinano i vantaggi di entrambe le varianti, ripartendo i rischi. Anche le coppie sposate scelgono spesso la via di mezzo. In questo caso bisogna valutare quale dei due coniugi debba percepire la rendita.

Consiglio: le coppie sposate dovrebbero confrontare le aliquote di conversione delle rispettive casse pensioni nonché le prestazioni a favore del partner superstite. Converrà certamente che a percepire la rendita sia il partner la cui cassa pensioni applica l'aliquota di conversione più elevata. Determinante è anche l'aspettativa di vita – soprattutto se le rendite e le prestazioni ai superstiti sono identiche in entrambe le casse pensioni.

Poiché le statistiche danno le donne quali più longeve, sono loro di norma a percepire la rendita più a lungo rispetto ai mariti. Pertanto, se i coniugi sono più o meno coetanei, conviene che sia la moglie a percepire ad optare per la rendita. Al contrario, se la sua salute è compromessa, è consigliabile che a percepire la rendita sia il marito.

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