Investimenti

Obbligazioni: ecco perché non dovrebbero mancare in nessun portafoglio

Molti investitori preferiscono le azioni alle obbligazioni. Le prime, infatti, consentono di conseguire rendimenti più elevati. Eppure le obbligazioni hanno un ruolo importante nel portafoglio di investimento – persino con gli interessi ai minimi.

Christian Tavasci

Esperto in investimenti

Le obbligazioni, anche dette bond, non sono delle partecipazioni come le azioni bensì dei titoli di credito. A differenza degli azionisti, quindi, gli obbligazionisti non hanno diritto di voto alle assemblee generali. Affinché possano essere negoziate in borsa, le obbligazioni devono essere suddivise in piccole unità, che in gergo finanziario, si chiamano taglio. Più il taglio è piccolo, più l’obbligazione si fa appetibile per gli investitori privati.

Con le obbligazioni gli Stati, i cantoni e le aziende possono finanziarsi sui mercati di capitali per un periodo di tempo definito e a un determinato tasso d’interesse, cioè la cedola. È chiaro, quindi, che le obbligazioni implicano due flussi di denaro: il rimborso a scadenza e il pagamento periodico della cedola per tutta la durata dell’investimento. Si informi ogni settimana sull’andamento dei mercati di capitali.

La cedola dipende dal rating

L’entità della cedola e, di conseguenza, il rendimento periodico delle obbligazioni dipendono direttamente dal merito di credito del debitore, ovvero il rating. Gli investitori vogliono interessi più elevati quando il rating è basso. Vanno infatti incontro a rischi più elevati prestando il loro denaro a un debitore con un rating basso piuttosto che a uno con un rating elevato. La Svizzera è uno dei pochi Paesi al mondo ad aver ottenuto la valutazione migliore da tutte e tre le agenzie di rating principali, ovvero Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch. Per questo, le obbligazioni di Stato svizzere, anche dette "confederali", sono quelle con le cedole più esigue.

La valutazione del merito di credito è anche un fattore che influisce molto sul prezzo e sulla quotazione in borsa delle obbligazioni, che viene espressa in percentuale. Se, ad esempio, il bilancio di un’azienda peggiora a causa di affari non redditizi o di un forte indebitamento dovuto a un’acquisizione, può succedere che le agenzie di rating correggano al ribasso la valutazione di merito creditizio della società. Di solito, ciò si ripercuote in modo negativo sulle quotazioni delle obbligazioni dell’azienda, che possono scendere, ad esempio, dal 110 al 95 percento. La cedola e la somma da rimborsare restano invece invariate.

Gli interessi mettono le ali alle quotazioni

Un fattore che mette le ali alle quotazioni delle obbligazioni è la riduzione, effettiva o prevista, dei tassi di riferimento da parte delle banche centrali. Con questa operazione, infatti, si abbassano gli interessi in generale, il che fa aumentare le quotazioni delle obbligazioni già emesse.

Il motivo è semplice: chi già le detiene approfitta di un aumento del loro prezzo. La cedola di questi investitori rimane infatti invariata mentre quella delle nuove obbligazioni diventa più magra a causa del calo generale degli interessi.

Anche le obbligazioni, quindi, consentono di speculare sull’aumento delle quotazioni. Facciamo un esempio: l’indice del comparto obbligazionario globale Bloomberg Barclay, che rispecchia l’andamento delle quotazioni delle obbligazioni sia societarie che di Stato di Paesi industrializzati e in via di sviluppo, è aumentato del 7 percento circa nel 2019 (grafico). Non c’è conto di risparmio che possa reggere il confronto.

Oggi, le caratteristiche principali delle obbligazioni sono la loro resilienza alle crisi e la loro capacità di diversificazione del portafoglio. Spesso presentano infatti una volatilità minore rispetto alle azioni, come si può vedere sempre dal grafico. Per questo le obbligazioni sono considerate una classe di asset dal profilo di rischio relativamente basso e dal valore piuttosto stabile. Sempre per lo stesso motivo, si consiglia di integrarle nel portafoglio per compensare i rischi delle azioni. Di massima vige questo principio: maggiore è la componente obbligazionaria, minore è l’impatto delle perdite di valore delle azioni sull’intero portafoglio.

Flessibilità anziché noia

Una volta le obbligazioni era considerate una classe di asset noiosa, necessaria soprattutto a creare stabilità nel portafoglio. I tassi di interesse bassi, però, hanno pesato anche sulle cedole. Di conseguenza, è necessario diversificare di più la componente obbligazionaria per settore e segmento. Inoltre, è consigliabile garantirsi una maggiore flessibilità per poter reagire rapidamente a eventuali opportunità.

Oggi questa flessibilità è possibile grazie al numero crescente di ETF obbligazionari, che godono peraltro degli stessi vantaggi degli altri tipi di ETF. Possono quindi essere negoziati durante gli orari di apertura delle borse come delle normali azioni. Inoltre, gli ETF consentono di diversificare il rischio. Quelli obbligazionari investono in diversi titoli, riducendo così al minimo il rischio di inadempienza dei singoli debitori. Altro vantaggio: spesso si può investire negli ETF obbligazionari dai 50 franchi in su – a volte, anche con meno. Il taglio delle obbligazioni, invece, inizia quasi sempre da 1000 franchi. A chi voglia investire nel lungo periodo, ricordiamo poi che i costi di gestione degli ETF sono relativamente contenuti.